Sono una traduttrice tecnica. Sì, esiste. Passo le giornate a trasformare manuali di istruzioni per lavastoviglie e schede tecniche di motori elettrici dall'inglese all'italiano. Non è il mestiere più sexy del mondo, ma paga il mutuo. Il problema è la testa. La mia testa non ha un interruttore. La sera, quando chiudo il computer, i termini tecnici continuano a rimbalzarmi nel cranio come palline da flipper.
Tre settimane fa è successo il finimondo. Un cliente americano mi aveva mandato un contratto da tradurre in ventiquattr'ore. Ottanta pagine. Fitte, piene di clausole, con parole tipo "indemnification" che in italiano suonano sempre minacciose. Finisco alle due di notte. Sono distrutta, ma non riesco a dormire. Il cervello è un motorino che gira a vuoto.
Mi rigiro nel letto. Controllo il telefono. Leggo le notizie. Niente di buono. Guardo un video di un tizio che apre scatole misteriose. Non capisco perché, ma lo guardo. Penso: "E se provassi qualcosa di diverso?".
Non sono una da casinò. Mai stata. Una volta, anni fa, ho messo due euro in una slot al lido e ho perso tutto in trenta secondi. Mi era sembrato stupido. E forse lo è. Ma quella notte non volevo essere intelligente. Volevo solo spegnere il rumore.
Apro il browser. Digito il nome. Finisco su vavada casino online (https://vavada.im/it.html). Mi ci vuole un minuto per orientarmi. Non conosco i giochi, non conosco le regole, non so nemmeno bene come funzioni il deposito. Ma clicco, leggo, scelgo. Alla fine ricarico quaranta euro. Quaranta. Il prezzo di una pizza con i funghi, per capirci.
Scelgo un gioco semplice. Roulette. Almeno quella la capisco. Rosso o nero. Pari o dispari. Roba da scuola elementare. Inizio con puntate piccole. Tre euro sul rosso. Esce rosso. Cinque euro sul pari. Esce pari. Dieci euro sul nero. Esce nero. Sembra facile, finché non lo è.
La notte fuori è silenziosa. Sento i ticchettii del termosifone e il respiro del mio gatto che dorme sulla sedia. E sento la mia mano che clicca. Ogni volta che la pallina cade, faccio un piccolo sospiro. A volte di sollievo. A volte di delusione. Ma mai di paura. Perché tanto sono solo quaranta euro. Non mi gioco l'affitto. Non mi gioco la dignità. Mi gioco il diritto di non pensare a "indemnification" per almeno dieci minuti di fila.
E poi arriva il colpo.
Punto venti euro sul rosso. La pallina gira. Gira. Gira. Io smetto di respirare. Cade sul rosso. Vinco quaranta. Il totale sul conto arriva a centodieci euro. Non molto. Ma per una che non dorme e non sapeva nemmeno come si apriva un conto su vavada casino online, è tantissimo.
Continuo. Ma stavolta cambio strategia. Niente più rosso o nero. Punto su un numero singolo. Il 17. Non so perché il 17. Forse perché è il mio giorno di nascita. Forse perché è il numero che metteva mia madre al lotto. Forse perché sì. Punto cinque euro sul 17.
La pallina gira.
Cade sul 17.
La vincita è trentacinque volte la puntata. Cinquecento euro netti, più i soldi che avevo già. Il totale schizza a seicentodieci euro in un secondo.
Resto ferma. Il gatto si sveglia, mi guarda, si riaddormenta. Io ho ancora il telefono in mano, ma non lo vedo. Vedo il soffitto della camera. Vedo la luce del lampione che filtra attraverso le tende. Vedo la mia vita che per un attimo smette di essere una corsa a ostacoli e diventa una foto con i bordi dorati.
Non faccio la fenomeni. Incasso subito. Seicentodieci euro. Prelevo tutto. Lascio il conto a zero. Chiudo l'app. E mi metto a piangere. Non lacrime tristi. Lacrime strane. Di quelle che non sai bene da dove vengono, ma escono lo stesso. Forse era la stanchezza. Forse l'adrenalina. Forse il fatto che per una notte, una sola, il mondo aveva deciso di darmi una pacca sulla spalla.
Il giorno dopo ho dormito fino a tardi. Il contratto l'avevo consegnato alle due, quindi nessuno mi ha cercato. Quando ho aperto gli occhi, il primo pensiero è stato: "è stato un sogno?". Ho controllato il conto in banca. I soldi erano lì. Tutti. Più quelli della traduzione. Per la prima volta in mesi, il saldo del conto non mi faceva venire l'ansia.
Ho usato quei seicentodieci euro per comprare una stampante laser. Ne avevo bisogno per lavoro. Quella vecchia a getto d'inchiostro mi aveva rubato anni di vita e decine di cartucce. La nuova è una bomba. Stampa veloce, nera, precisa, senza piangere ogni tre pagine. E ogni volta che la accendo, penso a quella notte.
Non ho più giocato con puntate così alte. Ogni tanto, quando la testa è troppo piena di parole tecniche, apro vavada casino online, metto cinque euro, faccio un paio di giri e chiudo. Perdevo quasi sempre. Ma non mi interessa. Perché quella notte ho già vinto abbastanza. Non solo i soldi. Ma la sensazione che a volte, quando non cerchi niente, trovi tutto.
Qualcuno dirà che è pericoloso. Che il gioco d'azzardo è una trappola. Ed è vero, per tante persone. Ma per me, quella notte, è stato un salvagente. Un modo per ricordarmi che non sono solo una macchina che produce traduzioni. Sono una persona che può permettersi di puntare sul 17 alle tre di notte e vedere la pallina fermarsi lì, proprio lì, come se l'universo avesse deciso di farle un favore.
Ora quando non dormo, invece di rigirarmi nel letto e pensare alle clausole contrattuali, faccio altro. Leggo un libro. Guardo una serie. O semplicemente accarezzo il gatto. Ma ogni tanto, giusto ogni tanto, sorrido pensando a quella notte. E ringrazio il 17, la stanchezza, e la pura incosciente fortuna.
Il gatto, nel frattempo, continua a dormire. Lui non sa niente. Ed è meglio così.